Una sentenza di condanna ex art. 187, c. 1, 1 bis del D. Lgs 285/92, in caso di incidente stradale causato da guida sotto effetto di stupefacenti, può essere emessa solo se, oltre alla presenza di droga nell’organismo dell’imputato, si accerti e si provi altresì il suo stato di alterazione psicofisica nel momento in cui è accaduto l’evento. Infatti, le tracce di sostanze stupefacenti permangono nell’organismo anche per i mesi successivi all’assunzione delle medesime, nonostante gli effetti possano terminare nel giro di qualche ora.
A tale conclusione è giunta la Cassazione con la sentenza n. 3623/2016, secondo cui “La condotta tipica del reato previsto dall'art. 187, commi primo e secondo, codice della strada non è quella di chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, bensì quella di colui che guida in stato d'alterazione psico-fisica determinato da tale assunzione e pertanto, perché possa affermarsi la responsabilità dell'agente non è sufficiente provare che, precedentemente al momento in cui lo stesso si è posto alla guida, egli abbia assunto stupefacenti, ma altresì che egli guidava in stato di alterazione causato da tale assunzione.”